Produrre (e usare) energia green è una questione che riguarda tutti, anche il singolo cittadino. Coscienza verde, sostenibilità e tracciabilità per salvare il pianeta

Immersa nelle mie folli indagini “a tappeto” alla ricerca di Insight e trend sulla sostenibilità del trasporto e della logistica, mi sono imbattuta in questo articolo che Suzanne Shelton ha firmato su GreenBiz dal titolo “Do we still need rooftop solar?”.

Il collegamento, forse, non è immediato, ma ci arriviamo. In pratica, la Sheldon dice che già prima della pandemia esisteva sottotraccia una tendenza da parte dei cittadini/consumatori a riservare un occhio di riguardo a ciò che è green e sostenibile (nel caso specifico: i pannelli solari). 

Tralasciamo per un momento tutto ciò che è imposto dalle politiche di sviluppo che le Istituzioni e i Governi stanno mettendo in campo. Secondo la CEO di Sheldon Group non solo le aziende,  ma anche i singoli individui stanno manifestando un interesse specifico, etico e morale, a voler dimostrare di essere attenti all’ambiente e ai cambiamenti climatici. Questo, tra l’altro, già da prima della pandemia.

Non vogliamo aspettare fino al 2030!

Insomma, se fosse un manifesto si intitolerebbe: “We don’t want to wait until 2030 or 2040!” e ci sarebbe scritto che siamo creature sociali, influenzate da ciò che sta accadendo intorno a noi. In che senso?

La Sheldon fa l’esempio dei vicini di casa: quando qualcuno installa i pannelli solari, spesso gli altri lo seguono. Poi, in una reazione a catena, più persone seguiranno l’esempio, maggiore sarà lo spirito di emulazione e il fenomeno si espanderà fino a condizionare dal basso il livello dei decisori politici.

Ma non è tutto. Installare i pannelli solari sul tetto non è un’azione neutra come, che so io, mettere le luci di Natale sul balcone, è un’azione che dice qualcosa in più sugli abitanti della casa.

A gennaio 2021, nel bel mezzo della pandemia (esattamente come prima della pandemia) il 42% degli americani voleva essere visto come qualcuno che acquista prodotti eco-compatibili. Cioè, le persone vogliono essere viste e giudicate dal tribunale dell’opinione pubblica come “qualcuno a cui importa”.

La coscienza verde dei consumatori

Tra i consumatori una sorta di “coscienza verde” si sta consolidando sempre di più. Dai sacchetti della spesa riutilizzabili alle borracce per l’acqua da portare sempre con noi, ci piace essere visti come qualcuno che si prende cura del pianeta.

L’esempio sui pannelli solari della Sheldon prosegue dicendo: “E quale acquisto importante, oltre all’auto che guidiamo, dice qualcosa su chi siamo e cosa apprezziamo? Le nostre case. E anche se molti di noi potrebbero non ammetterlo, ci piace che le persone vengano a trovarci e vedano un chiaro segnale di virtù in cima alle nostre case.”

Io voglio andare anche oltre e mi faccio un’altra domanda: quali azioni importanti oltre alla busta della spesa riutilizzabile e alla borraccia dicono qualcosa su chi siamo? Abbiamo imparato a comprare le uova di classe zero per dimostrare disapprovazione verso gli allevamenti intensivi che sfruttano gli animali. Evitiamo di acquistare capi di abbigliamento (o prodotti alimentari) prodotti con lo sfruttamento della manodopera. Adesso, vogliamo domandarci anche come quelle uova e quei vestiti o quei pomodori sono arrivati fino a casa nostra? La sostenibilità di un prodotto si ferma alla produzione o va considerato anche il suo trasporto?

Prodotti sostenibili, dalla fabbrica a casa nostra

Ed eccoci arrivati a noi, al tema di questo blog, ma anche a noi consumatori sensibili, insomma, quelli a cui piace essere visti come qualcuno che si prende cura del pianeta. Noi che faremo da apripista, emulati e ammirati dai consumatori che questa sensibilità ancora non ce l’hanno.

Ok, ma ammesso che io voglia mettere in pratica la mia attenzione alla sostenibilità di ciò che compro, come faccio a sapere se un prodotto è sostenibile? Per evitare di fare ogni volta estenuanti ricerche su internet ora siamo nel campo delle app e delle startup. Cioè, nel mercato globale non esiste una certificazione internazionale unica che mi garantisca che un prodotto è sostenibile. 

Ci sono delle app come l’australiana Good On You e l’olandese Dayrize. Quest’ultima, tra l’altro, è molto interessante perchè tra gli indicatori comprende anche il trasporto. Sono, però, alla fine della fiera, società private e io non so come raccolgano i dati. Sul web? Glieli forniscono le aziende stesse? Sono dati generici, una media sul comportamento del Produttore, ma non c’è modo di sapere nel dettaglio i dati relativi al mio singolo prodotto. 

Sostenibilità, tracciabilità, rivoluzione dal basso

Non c’è, insomma, una certificazione di sostenibilità ambientale e sociale (su tutta la filiera compreso il trasporto) come potrebbe essere quella dei prodotti BIO, ad esempio. Ma anche oltre perchè ormai tra 5G, Blockchain e IoT fino alla Logistics As A Service e alla Physical Internettutto è possibile in termini di tracciabilità.

Al momento, quindi, non ho la possibilità di scegliere e decidere in che modo quella lampadina intelligente in vendita su Amazon arriverà a casa mia, ma qui, entriamo ancora di più nel mondo della Logistics As A Service, per approfondire rimando al link. 

In conclusione, io qui volevo solo lanciare una suggestione sul ruolo che avrà sempre di più il singolo cittadino, consumatore, utente finale nella transizione green. C’è anche un processo che parte dal basso e non solo regolamenti e obiettivi fissati da Istituzioni europee, G8 ecc… un processo che ha veramente il potere di rivoluzionare il mercato e i servizi.

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