La rete europea delle infrastrutture di ricarica per i veicoli elettrici fatica a partire. Allarme ACEA: paesi di serie A e di serie B

ACEA, l’associazione europea delle Case automobilistiche, dopo avere fatto il punto sulla diffusione delle infrastrutture di ricarica per i veicoli elettrici ha lanciato un allarme. Il rischio è quello di un’Europa a due velocità dove Paesi Bassi, Germania e Francia sono quelli che vanno più veloci, altri paesi come l’Italia vanno, ma con il freno a mano tirato e gli altri forse non sono ancora partiti.

Prima di entrare nel dettaglio, però, è bene puntualizzare che per attuare quello che chiede la Commissione europea entro il 2030, cioè un’ulteriore riduzione delle emissioni di CO2 al -50%, questo presuppone circa 6 milioni di punti di ricarica elettrica. Oggi sono, comunque, meno di 225.000.

La TOP 5 dei Paesi con più stazioni di ricarica

Nella classifica delle TOP 5 più virtuose ci siamo, ma se osserviamo i numeri assoluti è evidente che in quanto a punti di ricarica siamo lontani anni luce da una rete capillare che faccia da volano allo sviluppo della mobilità elettrica.

  1. Paesi Bassi (66,665)
  2. Francia (45,751)
  3. Germania (44,538)
  4. Italia (13,073)
  5. Svezia (10,370)

La TOP 5 dei Paesi con meno stazioni di ricarica

  1. Cipro (70)
  2. Malta (96)
  3. Lituania (174)
  4. Bulgaria (194)
  5. Grecia (275)

Analisi dei dati ACEA

Secondo ACEA il 70% di tutte le stazioni di ricarica elettrica dell’Unione Europea è concentrato in soli tre paesi dell’Europa occidentale: Paesi Bassi (66.665), Francia (45.751) e Germania (44.538). Insieme, questi paesi costituiscono solo il 23% della superficie totale dell’UE, quindi il 30% delle infrastrutture è sparso nel restante 77% della superficie.

Per illustrare quanto sia asimmetrica la distribuzione, ACEA fa l’esempio della Romania, che è circa sei volte più grande dei Paesi Bassi, ma conta solo 493 punti di ricarica, ovvero lo 0,2% del totale dell’UE.

Insomma, sembra che la rete delle infrastrutture si stia sviluppando a doppio binario, lungo le linee di confine tra gli Stati membri più ricchi dell’Europa occidentale e quelli più poveri dell’Europa orientale, centrale e meridionale. I paesi con un territorio importante ma con un PIL inferiore come la Polonia (0,8% dei punti di ricarica) e la Spagna (3,3%), sembrano essere rimasti indietro. In effetti, il divario tra la Germania (che è il terzo paese con il 19,9% di tutti i punti di ricarica nell’UE) e l’Italia (che è il quarto con il 5,8%) è già enorme.

Questo trend irregolare nello sviluppo delle infrastrutture di ricarica e rifornimento per i veicoli elettrici era emerso già nel 2018, quando ACEA ha iniziato il suo monitoraggio annuale. “Senza un’azione decisiva ora, è improbabile che migliori negli anni a venire” avverte l’associazione.

Tra l’altro la Commissione europea si prepara a rivedere la direttiva sulle infrastrutture per i carburanti alternativi, ma servirebbero anche obiettivi vincolanti sulle stazioni di ricarica di idrogeno.

“La scelta di acquistare un veicolo elettrico o a celle a combustibile dipende dall’avere un’infrastruttura di ricarica o di rifornimento affidabile, che sia a casa, al lavoro o in viaggio”, ha affermato il direttore generale di ACEA, Eric-Mark Huitema. “È giunto il momento per i governi di tutta Europa di accelerare la corsa verso una mobilità più verde“.

Fonte: ACEA “Risk of two-track Europe for e-mobility with sharp divisions in roll-out of chargers, auto industry warns”

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