Nel mercato europeo dei furgoni, nel 2019, nonostante tutto, il re è ancora il Diesel, ma riflettori puntati sulle motorizzazioni alternative.

Secondo ACEA, l’Associazione delle Case automobilistiche europee, riguardo alle motorizzazioni dei furgoni immatricolati nel 2019 in Europa, il 92,8% del mercato è stato coperto dal Diesel (1.956.004 unità totali) e il 4,4% dal benzina (93.373 unità totali). In totale, però, i veicoli con alimentazione alternativa, elettrica o gas naturale, hanno guadagnato il 2,8%, che non è poco.

Immatricolazioni furgoni 2019 in Europa

ALIMENTAZIONI TRADIZIONALI, DIESEL E BENZINA

Anche se predominante, se andiamo a guardare l’andamento di ciascuna alimentazione, la performance del Diesel nel 2019 non è stata particolarmente brillante. Certo, si è difeso: il numero di veicoli commerciali a gasolio è aumentato del 2,4%, comunque il segno è positivo. Il merito va soprattutto alla Germania (7,7%), alla Francia (3,4%) e al Regno Unito (1,7%), ma in Italia e Spagna, le immatricolazioni sono diminuite rispettivamente dello 0,3% e del 4,0%. 

Dall’altra parte, il benzina ha registrato un aumento molto più sostenuto: 14,9%, che è una media tra il crollo della Germania (-11,7%) e le ottime performances di Italia (65,3%), Spagna (30,3%), Francia (27,9%) e Regno Unito (12,4%). 

ALIMENTAZIONI ALTERNATIVE (APV)

Riguardo alle motorizzazioni non tradizionali, va detto che l’espansione dei mercati procede ancora a macchia di leopardo, in base allo sviluppo delle infrastrutture e delle reti di approvvigionamento. Quest’ultimo è, ovviamente, strettamente legato anche alla strategia delle Case automobilistiche presenti sul territorio e alla presenza di incentivi statali o locali. Il tutto trainato dagli obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti imposti dall’UE. 

Prima di vedere i dati, vale la pena ricordare, inoltre, che nel 2019 sono stati lanciati quattro modelli di furgoni elettrici o plug-in: Mercedes-Benz eSprinter ed eVitoRenault Master Z.E. e Ford Transit Custom plug-in. Questi sono andati ad aggiungersi all’offerta di veicoli a zero emissioni composta da Volkswagen e-CrafterNissan eNV200Renault Kangoo Z.E.Citroën Berlingo Van Full Electric e Peugeot Partner Full ElectricPiaggio Porter Electric PowerRenault Twizy Cargo, ecc.

Immatricolato 2019

Detto ciò, tornando all’immatricolato 2019, se il benzina è andato forte, in proporzione, l’elettrico (full, ibrido plug-in e fuel cell) ha fatto il botto segnando un +22,9% che significa 26.107 unità, ossia l’1,2% del mercato dei veicoli commerciali leggeri nell’UE. I principali estimatori sono stati la Francia (8.087 unità) e la Germania (6.704 unità) che hanno assorbito quasi il 60% di tutti i van a batterie venduti nell’Unione europea. Non a caso si tratta anche dei Paesi con le reti più sviluppate e con le Case automobilistiche più lanciate nel settore, come Renault, Citroën, Peugeot da una parte e Mercedes e Volkswagen dall’altra.

Tra gli elettrici, gli ibridi sono stati 4.577 e hanno fatto fare un salto al segmento del 159,8%. Questa crescita a tre cifre, però, va contestualizzata perchè è il risultato di una base di partenza molto bassa: il comparto rappresenta, comunque, solo lo 0,2% del mercato totale.

Riguardo al gas naturale, le 27.305 unità di furgoni immatricolate nel 2019 si traducono in una crescita media del 33,6%, con l’Italia in testa (10.110 unità pari a un +23%), seguita dalla Spagna (6.429 unità pari a +84,5%). E anche qui pesa lo sviluppo delle infrastrutture di rifornimento e la presenza di Costruttori di veicoli come Fiat Professional o Iveco che, almeno per questa fase di transizione, hanno scelto di puntare sull’LNG.

FUTURO INCERTO

Non possiamo sapere cosa succederà al mercato automotive in questo 2020 bisesto, che era comunque partito male, anche prima dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19. 

Al momento, le perdite di produzione in tutta l’UE, in un mese di fermo delle fabbriche, sono stimate in quasi 2milioni di veicoli tra auto, camion, furgoni, autobus e pullman. Numero destinato ad aumentare in attesa della ripresa delle attività. C’è chi dice che, alla fine, la perdita nelle vendite potrebbe aggirarsi intorno a un quarto, ma chissà…. 

Molto probabilmente, il dopo coronavirus vedrà l’istituzione di un sistema di incentivi che oltre a tentare di risollevare l’industria, a lungo termine, potrebbe accelerare il rinnovamento del parco circolante e dare una spinta in più proprio alle motorizzazioni meno inquinanti. 

Pubblicato su Trasporto Commerciale Magazine, aprile 2020

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