Possibili sviluppi e trend futuri sulla Silk Road, la nuova Via della Seta, a livello nazionale e internazionale.

CePIM Interporto di Parma ha organizzato a Roma, presso la sede di Confindustria, il meeting “La Nuova Via della Seta” con l’obiettivo di fare il punto su sviluppi e trend futuri delle iniziative nazionali e internazionali legate alla nuova Silk Road, ma anche, perchè no, di offrire un’occasione di incontro a molti degli stakeholders coinvolti.

I lavori sono stati introdotti da Luigi Capitani, AD CePIM Interporto di Parma SpALa prima parte del summit ha inquadrato e descritto i confini non solo geografici della Silk Road. Sono quindi intervenuti Alessia Amighini dell’ISPI, Istituto per gli Studi di Politica Internazionale; Marco Ferretti dell’Università di Napoli; Alessandro Manzo, KPGM, e Eduard van Hassel, Facoltà di trasporti ed economie regionali dell’Università di Antwerp.

LE CRITICITÀ DEL SISTEMA ITALIA

La seconda parte dell’incontro sulla Via della Seta, focalizzata sul punto di vista degli operatori e quindi sulle loro attività e investimenti, ha visto una quindicina di interventi tra cui quello di Zeno D’Agostino, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale di Trieste (e Assoporti) e Paolo Emilio Signorini, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale.

Quest’ultimo ha evidenziato come, se prendiamo a riferimento i volumi di merci trasportate, nonostante il mare resti predominante, la terra continua a crescere in modo esponenziale. Signorini ha, poi, ricordato le tare di tutti i sistemi portuali italiani, cioè: la difficile/ carente accessibilità marittima, ferroviaria e stradale e la dimensione “local”, secondo cui, in pratica, ogni Autorità è condannata a “sbrigarsela da sola”.

Condizioni e diffidenze

Nella riflessione generale sulla futura Via della Seta, il presidente dell’Autorità Portuale ligure ha focalizzato la dicotomia tra Europa Politica ed Europa Tecnica, laddove una serie di condizioni andrebbe posta alla Cina prima di proseguire nel progetto. Prima di tutto la reciprocità, poi il rispetto delle norme sul diritto del lavoro e, infine, la coerenza degli investimenti con la politica dei trasporti europea (a che pro investire sul Pireo?).

Per concludere, Signorini, ha voluto anche fare presente che, proprio all’interno della nostra Europa, in assenza di un’unione politica forte (che fa spiccare solo la Germania), dobbiamo ancora fare i conti con le resistenze di alcuni Paesi che non vogliono modificare per niente l’attuale distribuzione della torta.

Dopo l’intervento di Federica Montaresi per l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale, ha parlato una delegata dell’International Center for Cross-Border Cooperation Khorgos S.p.A. del Kazakistan, che ha illustrato un progetto miliardario di riqualificazione lungo il futuro percorso, con alberghi di lusso, università, servizi di trasporto e logistica e chi più ne ha più ne metta.

IL PUNTO DI VISTA CINESE, ZHANG GANG

Quindi è salito al tavolo dei relatori Zhang Gang, segretario generale delle associazioni delle imprese cinesi in Italia (CCPIT), che dipende direttamente dal Consiglio dei Ministri cinese. Gang ha prima illustrato le finalità della sua organizzazione, quindi la promozione, l’incoraggiamento degli investimenti cinesi all’estero e viceversa, la facilitazione degli scambi commerciali. Poi, per descrivere meglio come si traducono queste finalità nella pratica, ha iniziato a snocciolare una serie di numeri espressi in milioni e miliardi di dollari e di euro.

Quattromila miliardi di dollari, il valore dell’import/export cinese nel mondo. Centoquattordici miliardi di dollari il volume totale degli investimenti cinesi all’estero. Centosettanta miliardi di dollari gli investimenti stranieri in Cina.

Nel 2015 l’Italia è diventata il primo Paese di destinazione di investimenti cinesi (e chissà se lo dicono in ogni Paese in cui si trovano a parlare, n.d.r.) con otto miliardi di euro, che sono diventati undici miliardi nel 2017. I settori privilegiati: il design e la cultura. Nel 2015 hanno partecipato all’EXPO, contribuendo a creare tremilatrecento posti di lavoro per la città di Milano. In sei mesi sono stati siglati oltre trenta contratti commerciali per un valore totale di oltre tre miliardi di euro (questo, tanto per dire “guardate di che cosa siamo capaci”, n.d.r.).

Degli oltre novemila dipendenti che lavorano in aziende italiane comprate da aziende cinesi in Italia, l’85% è rimasto italiano, con contratti di lavoro italiani e regole italiane. Insomma, i contorni di una cooperazione win win in tutto e per tutto, secondo Zhang Gang, che è anche segretario generale della AICI, associazione delle aziende cinesi leader nel mondo, in tutti i settori.

La Silk Road secondo i cinesi

A questo punto, Zhang Gang è passato a trattare il tema della Via della Seta, salutando molto favorevolmente la sua riattivazione e auspicando lo sviluppo e il rafforzamento di una collaborazione win win tra Cina e Europa, Africa e Asia.

Certo, se oggi con la nave le merci impiegano 45 giorni, poi ne impiegherebbero 7, per questo loro hanno già investito in progetti di sviluppo lungo il percorso per oltre novecento miliardi di dollari. Tra il 2015 e il 2016 i soli imprenditori cinesi hanno investito più di trenta miliardi di dollari sulla Via della Seta, creando centossessantamila posti di lavoro.

Va detto, però – ha voluto puntualizzare Gang – che attualmente i container arrivano in Italia carichi di merci cinesi e tornano indietro vuoti. Insomma, il Rappresentante delle imprese cinesi, alla fine, ha voluto anche regalarci una dritta: “Noi in Cina conosciamo solo i grandi marchi italiani – ha detto – ma non conosciamo tutte le piccole e medie imprese che producono le eccellenze del made in Italy, eppure le vorremmo. Avete un problema di promozione! Noi importiamo solo vini francesi, ma questo accade solo perché non conosciamo tutti i vini italiani. Eppure un Sassicaia o un Refosco non sono certo da meno dei francesi”.

E qui, dalla sala, è partito un accorato applauso di ringraziamento. Nonostante l’affetto dimostrato dalla platea, un po’ come monito e un po’ come ultimo velato consiglio, Zhang Gang ci ha ricordato che l’anno prossimo sarà l’anno del turismo tra Italia e Cina

GLI ALTRI INTERVENTI

Dopo la Cina, il dibattito della mattina è proseguito con gli interventi di Tural F.Aliyev (Azerbaijan), Mario Sacco (Hangartner Terminal e Rail Schenker Italiana), Demi Ben (Hupac Intermodal), Carlo Carganico (Italferr), Giovanni Costantini (Sea Milano), Francesco Rebaudo (Silk Way Italia).

Nel pomeriggio, due panel, uno sulle tecnologie digitali a supporto dello sviluppo logistico e una con gli interventi istituzionali e delle associazioni di settore con Alberto Brandani (Federtrasporto), Maria Teresa Bocchetti (Assaeroporti), Guido Ottolenghi (Confindustria, gruppo tecnico “Logistica, trasporti e economia del mare”), Cesare Azzali (Upi Parma), Paolo Ghirelli (Camera di commercio italo-kazaka).

Per finire, una tavola rotonda dal tema “La Via italiana della seta: opportunità e vincoli” con Teresa Alvaro (Agenzia delle Dogane), Thomas Baumgartner (ANITA), Christian Colaneri (RFI), Zeno D’Agostino (Assoporti), Matteo Gasparato (UIR), Guido Grimaldi (Grimaldi Lines), Raffaele Pasquini (Rome Airports Company).

Pubblicato su Trasporto Commerciale, ottobre 2017.

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